Guerra in Medio Oriente: L'AIE avvisa di una crisi energetica senza precedenti e il rischio di razionamento

2026-04-02

In seguito all'escalation delle ostilità nel Golfo Persico, l'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE) ha lanciato un allarme globale: il blocco dello Stretto di Hormuz potrebbe innescare una crisi energetica strutturale, con conseguenze che si protrarranno anche dopo la fine dei combattimenti.

La minaccia di un blocco strategico

  • Lo Stretto di Hormuz è la via di accesso principale per circa l'80% del petrolio e del gas che transitano verso l'Asia.
  • L'interdizione delle spedizioni da parte dell'Iran ha già compromesso le infrastrutture energetiche dei paesi del Golfo.
  • Sebbene la guerra possa terminare presto, le interruzioni delle forniture potrebbero durare anni.

L'AIE ha ripetutamente messo in guardia sulla portata della crisi energetica che ci attende. Il blocco dello stretto di Hormuz ha interrotto le spedizioni di gas e petrolio dai paesi del Golfo, che sono tra i maggiori produttori al mondo, e gli attacchi dell'Iran contro i loro impianti energetici hanno danneggiato le strutture e compromesso la produzione.

Impatto economico e sociale

Finora la vita delle persone e l'operatività delle aziende ne hanno risentito soprattutto a causa degli aumenti del costo dei carburanti. Ma se la guerra durerà a lungo si arriverà a un punto in cui ci sarà un altro problema: potremmo iniziare a dover fare a meno del gas e del petrolio provenienti dal Golfo, e quindi a dover razionare i consumi. - usamkr

Secondo l'AIE stiamo assistendo alla più grave interruzione delle forniture di energia di sempre, anche maggiore rispetto a quelle degli anni Settanta (quelle che portano alla cosiddetta "austerity").

Le raccomandazioni dell'AIE

L'AIE ha stilato una serie di consigli per governi, persone e imprese qualora si arrivasse a questo scenario, ma sono comunque consigli che valgono anche solo per risparmiare.

  • I governi devono accelerare la diversificazione delle fonti energetiche.
  • Le imprese devono adottare strategie di efficienza energetica.
  • I cittadini possono ridurre i consumi elettrici, visto che in Italia ancora il 35% dell'elettricità è prodotta col gas.

Sono soprattutto indicazioni per i governi, in realtà. L'agenzia da settimane sta accusando i politici di sottovalutare gli effetti che può avere sull'economia questa nuova crisi energetica.

Rischi per l'Italia e l'Europa

Al momento per i paesi europei il rischio di restare senza petrolio e gas è abbastanza contenuto. Questa cosa vale solo parzialmente per l'Italia: compriamo dal Qatar il 10 per cento di tutto il gas che importiamo, e se il governo non troverà a breve un nuovo fornitore si rischierà di non averne a sufficienza il prossimo inverno.

I paesi che rischiano di più però sono quelli asiatici, cioè quelli verso cui è diretto circa l'80 per cento di tutto il petrolio e il gas che passano per Hormuz.

Dai consigli dell'AIE è evidente che i comportamenti individuali possono dare effetti tutto sommato limitati per il consumo di gas. Quello che aiuta è ridurre i consumi elettrici, per esempio sostituendo i fornelli a gas con quelli elettrici o abbassando il riscaldamento.

In questo caso sono più efficaci le politiche dei governi, rispetto alle decisioni del singolo. Per esempio nell'inverno tra il 2022 e il 2023, quando i paesi europei si ritrovarono a fare a meno di gran parte del gas dalla Russia a causa della guerra in Ucraina, il governo italiano accorciò di un mese circa il periodo in cui era consentito tenere il riscaldamento acceso.